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CRONACA |
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10/12/2003 - Un dialetto ritrovato. da Gazzetta di Parma
Il Dizionario Enciclopedico, recentemente edito dal Centro Culturale “Compiano Arte Storia” è un’opera di notevole importanza non solo per la gente delle valli appenniniche, ma anche per gli studiosi di dialettologia.
Non si tratta del solito dizionarietto in cui sono riportate qualche centinaio delle più significative parole dialettali con, a fronte, la traduzione in lingua.
Si tratta invece di un’opera completa dove, a fronte di 5800 lemmi usati nella parlata della gente delle alte valli del Taro e del Ceno vi è, per ciascuno, la descrizione di tutto il contesto in cui la parola viene utilizzata, dalle normali informazioni glottologiche e scientifiche, agli esempi tratti da brani di scritti dialettali di ben 28 scrittori locali, la descrizione delle lavorazioni, i proverbi, le filastrocche, le ninnananne, le tiritere, tutte fonti che hanno mantenuto la forma e il significato originario. E poi l’elencazione dei toponimi di tutti i villaggi, fino ai singoli casolari, con il nome originale sentito dai più vecchi abitanti; l’elenco di tutte le sagre (sono veramente tante, a dimostrare l’indole devota e assieme festaiola dei montanari), le ricette gastronomiche montanare, fatte di semplicità, di ingredienti genuini e di sapiente buongusto.
Autore è l’architetto compianese Ettore Rulli che, dopo un passato di dirigente di una grande azienda milanese, ora si dedica al restauro e al recupero del patrimonio architettonico ed ambientale delle valli del Taro e del Ceno. Abbiamo chiesto all’arch. Rulli come ha fatto, da solo, a comporre un’opera così completa: La risposta che sta nella introduzione del libro è in sintesi questa:“Nell’accingermi a quest’opera mi sono reso conto che le cause che hanno portato al depauperamento delle parlate dialettali dell’Appennino, sono le stesse che hanno portato alla grave crisi dell’ambiente naturale e del costruito, cause che, per ragioni professionali, avevo da tempo analizzate per trovare le giuste soluzioni nei progetti di restauro”.
Pertanto il metodo utilizzato dal Rulli per il recupero ed il restauro del linguaggio è analogo a quello per l’ambiente e l’architettura: l’abbandono delle terre, dei casolari, dei mestieri ha provocato anche il deterioramento e l’oblio del ricchissimo lessico dialettale; i nuovi modelli di vita, come hanno fatto ritenere dei “tuguri” le semplici case contadine, così hanno fatto ritenere “brutta cosa” il parlare in dialetto; Le colpe della scuola che, nel non preparare i tecnici a giusti interventi sul territorio, ha anche attuato una politica di rimozione delle cultura della società tradizionale.
Il Rulli prosegue con le quattro “leve” con le quali ha potuto smuovere questa parlata degradata e paralizzata: la memoria di chi parlava in dialetto quando era ancora vivo sulla bocca di tutti; gli scritti dei 28 autori dialettali, a cominciare dall’opera del 1886 di Antonio Emmanueli, alla recente e semplice poesiola di un contadino; i proverbi se il linguaggio di tutti i giorni si è notevolmente deteriorato, i proverbi, tramandati di padre in figlio, con le relative cadenze e rime, hanno mantenuto l’integrità originale; i toponimi , una paziente anamnesi, fatta con le persone anziane di ogni villaggio, ha permesso di restituire, accanto ai nomi ufficiali desunti dagli elenchi comunali, il nome originale della parlata dialettale.
Perché parlata ligure? Lungo tutto il crinale appenninico tra la Padania e la Liguria, dalla Lunigiana fino oltre il confine con la Francia, vi è una continuità di parlata derivata dal ligure preromano, confluita nel latino, che ha reso caratteristico questo dialetto romanzo; le ragioni della conservazione di questo dialetto, con radici profondamente diverse dal parmigiano, risalgono all’appartenenza delle alte valli del Taro e del Ceno al Municipio Romano di Velleia, poi all’ordinamento diocesano di Piacenza poi, per 425 anni, allo Stato Landi, al punto che quando i Farnese ebbero nel 1684 lo Stato Landi, fecero degli statuti speciali per Bardi e Compiano.
Le caratteristiche liguri della parlata valtarese sono bene illustrate, all’inizio del libro; da Giulia Petracco Sicardi, professore emerito di Glottologia nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova.
L’interesse per questo libro e in genere per le parlate dialettali è tale che la Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, ha inserito nella seduta scientifica che si terrà domenica 14 dicembre, una relazione dell’arch. Rulli dal singolare titolo: “Sciacquare i panni in Taro – ovvero, Recuperare forme dialettali offuscate da italianismi incongrui”.
Il libro è in vendita nelle principali edicole-librerie delle valli del Taro e del Ceno oppure, per corrispondenza (tel. 0525825201, sig.Paolo), o tramite il sito Internet www.compianoartestoria.it dove si trovano tutte le edizioni del Centro Culturale e molte altre notizie.
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